martedì 11 agosto 2009

L’amico e collega Guido Mattioni, reduce da un memorabile relax siciliano, mi raccomanda il ristorante Il Consiglio di Sicilia a Donnalucata, che vuole dire il mare di Scicli in provincia di Ragusa, telefono 0932.938062 oppure 340.944892.
Chi lo conosce per favore, il ristorante non Guido? Quali sono i piatti forti dello chef? Un grande grazie.





29 agosto 2009 alle 09:40
a metà settembre torno a Ragusa e le faccio sapere.
pur frequentando molto la zona, non ne so nulla.
sono curioso anche io.
saluti
19 settembre 2009 alle 14:41
Egregio Signor Marchi,
Come promesso le fornisco qualche ragguaglio sul Consiglio di Sicilia.
Il nome del locale prende spunto dal romanzo di Sciascia “ Il consiglio di Egitto “, con il lodevole intento di rendergli omaggio, ma, volendo andare oltre l’apparenza, abbinare il nome di un ristorante a quella che nel romanzo equivale ad una impostura e ad una finzione, inventata di sana pianta, potrebbe allontanarne il fruitore più colto e profondo, soprattutto se esperto di qualche locale indigeno: il locale non lo meriterebbe poiché in quella che era una casa al mare, i fratelli Cicero con la ristrutturazione hanno pensato di dar vita ad un ristorante che spicca di due spanne sull’ovvietà turistica e sulla “ furberia “con cui, a volte, è intesa la ristorazione da queste parti.
Del resto la piccola ed unica saletta, per una capienza di una ventina di clienti, impone questa sterzata e così ecco l’eleganza che non ti aspetti, in mezzo alle mille ed una pizzeria da 200 coperti, disseminate su tutta la costa e sempre traboccanti di orde affamate.
Nella bella stagione, qui molto lunga, in quanto siamo più a sud di Tunisi, si può mangiare all’aperto, attraversando la strada, purtroppo però con qualche autovettura di passaggio che disturba, per il rumore ed i gas di scarico.
In cucina un giovanissimo cuoco, venticinque anni, con qualche bella esperienza alle spalle ( San Domenico Palace a Taormina e Locanda Don Serafino a Ragusa Ibla ), con qualche ingenuità che con gli anni speriamo abbandoni e con qualche ambizione che non è giusto frustrare ma che sarebbe corretto mantenere nei limiti. Il servizio, cortese, è prestato da una delle sorelle Cicero, titolare del locale.
Ottima la entrée ( tra l’altro offerta ), costituita da una insalatina di cous cous e sedano croccante, fruttata all’arancia e sale nero delle Haaway, di bell’aspetto, con apprezzabili contrasti di sapori e consistenze, forse il piatto di maggior spessore di tutta la serata ( era disponibile in carta anche come antipasto ).
Buona la qualità della Frittura di paranza con verdure croccanti e nero di seppia ( giusto una slinguata, per dare colore al piatto ) ( 12 euro ), asciutta ed abbastanza croccante, solo un po’ tiepida ( basterebbe intiepidire i piatti per mantenere un po’ di più la temperatura, visto che per il servizio, in estate, è necessario attraversare la strada )
Discutibili invece i Vermicelli di Gragnano al finocchio selvatico con polpa di ricci e pesto di pistacchi ( 14 euro ), in cui la nota migliore era costituita dalla grande qualità di pasta e dalla precisione del suo tempo di cottura, mentre l’insieme del condimento non consentiva di distinguere ad ogni boccone tutti gli ingredienti, ma risultava la predominanza finale del finocchietto, con la dolcezza del riccio che veniva mortificata dal carattere dei pistacchi ( diventeranno il prezzemolo del futuro, se si continua ad inflazionarlo così ).
Si risale con il Trancio di ricciola al sale Maldon, su fondente di porri ed olio alla menta ( sedici euro ), anche qui però dovendo rimarcare l’invadenza della menta su tutto il resto ( a meno che l’olio non fosse da intendere come mera guarnizione e quindi da non toccare ).
Piccoli pani fatti in casa, aromatizzati al basilico e al capuliato ( pomodoro secco, tritato e condito con l’olio della zona ).
Si spendono circa 50 euro, con l’handicap di 2 euro di servizio e di euro 4 ( sic ) per una bottiglia d’acqua. Uscirete comunque soddisfatti e non rimpiangerete i soldi spesi.
Trattasi di un locale meritevole di segnalazioni per una serie di motivi, prima di tutto per l’ entusiasmo e la voglia di fare dei giovani titolari, con l’attenta supervisione del fratello maggiore, poi per il lodevole tentativo di uscire dagli argini dell’offerta turistica standard, con una contaminazione, da parte dello chef, tra territorio, tradizione ed innovazione, anche se in un giovanissimo preferiremmo ( opinione personale e quindi discutibile ) una linea di cucina più “ facile “ e meno pretenziosa ( dove mangiare una pasta alla Norma, fatta bene ? dove i cavati col sugo di maiale ? e dove le fave alla frantoiana ? e le costolette di maiale ripiene ? ); la creatività verrà con il tempo. Una nota di merito comunque per scelta di materie prime, tempi di cottura precisi, modernità di composizione dei piatti e di presentazione degli stessi; in cauda venenum: aggiungere troppi ingredienti nel piatto è prerogativa di pochissimi, forse di un unico unto dal signore, archimandrita ed imperatore, anzi sultano, degli chef locali, per cui lo chef essendo agli esordi può cominciare anche a mostrarsi in possesso delle basi e della tradizione, su cui si può studiare, studiare e studiare e solo alla fine eventualmente cambiare, aggiungendo o togliendo, a seconda di estro e carattere.
Per rimanere in zona, da visitare anche il Pomodoro dei fratelli Gugliotta, a Scicli, purchè non si spenga l’entusiasmo dei primi anni.
A breve se interessa scriverò di trattoria “ vera di “ Ragusa centro, con piatti che cambiano giornalmente a seconda di quanto trovato al mercato, cucinati da mano sapiente e genuina, non di maniera e di facciata.
Superfluo citare Ciccio Sultano ed il Suo Duomo, cui in Francia avrebbero già dedicato una piazza.
saluti e grazie per l’ospitalità
giorgio
25 settembre 2009 alle 12:53
palermo hotel…
La manifestazione si svolgerà all’Albergo delle Povere (Corso Calatafimi, 213) a Palermo…