lunedì 3 settembre 2007
Gelinaz, ci siamo anche se Davide Scabin è rimasto a casa, deve regolare la pressione interna. Tre italiani cucinanti quindi, a iniziare da Fulvio Pierangelini, arrivato a Copenhagen ieri notte dopo 26 (ventisei) ore di treno, la partenza da Firenze, poi cambi a Monaco (“alla stazione ho mangiato un panino con i crauti”) e Amburgo con ferryboat a seguire. Quindi Massimo Bottura (dopodomani, mercoledì 5 settembre, riaprirà a Modena una Francescana tutta nuova), giunto solo stamane alle 7 all’aeroporto della capitale danese, ultimo di tre scali. Massimo era partito venerdì dalle isole Hawaii, con scali prima a Los Angeles e poi New York. Infine Carlo Cracco, in volo diretto da Milano, che, giustamente, si è chiesto perché ieri una cena ipertecnologica e debole di gusto, con materie prime internazionali, quando sarebbe stato più interessante, per cuochi e giornalisti che conoscono (quasi) tutto, una trattoria con aringhe e baccalà secondo la più truce esperienza scandinava.
E stamane a colazione andirivieni di chef, metà cucinanti a pranzo e metà a cena, i primi a interpretare il Nord e i secondi le atmosfere di una crema di capra di Renè Redzepi. Nella foto si distingue bene Bottura, di spalle, spiegare a Petter Nilsson, svedese, motore del Gazzetta a Parigi, il suo piatto: Dal latte al formaggio di capra. “E’ un monocromo bianco di gelatina di latte di capra – ha spiegato Massimo – con menta marinata per ricreare la fraschetta tipica delle terre del nord. Quindi una spuma di yogurt, un soufflé di formaggio fresco di capra affumicato, un altro tratto distintivo delle cucine nordiche, aria di menta e infine galletta di formaggio di capra stagionato”. E mentre parlava, lo tratteggiava con la punta di un coltello sul tovagliolo.
Per Cracco Ravioli di baccalà (senza baccalà…) e con Pierangelini un punto interrogativo: “Gelinaz è rave, Gelinaz non ha ricette, Gelinaz non vende posti, Gelinaz è amicizia”. Vero: al suo apparire ieri sera a mezzanotte al ristornate, lui ed Emanuela sono stati accolti con una standing ovation. Spero solo che Fulvio, alle parole, non faccia seguire stanotte i fatti dichiarando sciolti i Gelinaz, almeno per come li aveva concepiti lui.





3 settembre 2007 alle 12:42
Però permettimi Paolo ma Fulvio ha ragione, da vendere. In questo mondo ci vorrebbero momenti puri e Gelinaz era uno di questi. Credo che, conoscendo Fulvio, lui avrebbe voluto magari aprire agli appassionati ad invito, selezionatissimo, non però monetizzando l’evento. Pensa che bello poter essere invitato perchè sei simpatico a lui o a qualcuno della band, perchè sei uno che ama e sa apprezzare la vera e grande cucina e non solo perchè puoi permetterti di pagare 1.000 e passa euro. L’Accesso per amicizia, stima, rispetto, sensibilità e non per denaro, cazzarola !
3 settembre 2007 alle 12:44
Credo che così la pensino molti sen non tutti i nostri. Uè ma a Davide la pressione la fatta salire la cena pagante o altro ?
Se è vera la seconda un forte abbraccio con tanta stima e Good Luck Davide !
4 settembre 2007 alle 20:43
1.600 a voler essere precisi…
4 settembre 2007 alle 21:45
Alla facciazza, ma che prezzo è?!! Non ho capito tra l’altro…è il proprietario del ristorante che ha colto l’occasione per lucrare su questo progetto che invece era molto originale e molto stile “underground” (che a me piace tanto)?!
4 settembre 2007 alle 22:24
Sembra di si, rimborso spese a .1600 Euri, tutto compreso
4 settembre 2007 alle 22:59
un simpatico spot a favore di Noma
8 settembre 2007 alle 11:36
Doveroso linkare la prosecuzione del thread qui:
http://www.nuovacucinaitaliana.it/massimo-bottura-un-gelinaz-al-noma/#comments