domenica 24 febbraio 2008
Ieri, sabato 23 febbraio, è uscito, a pagina 14 del Manifesto, l’articolo di Francesca Angeleri su Identità Golose. Lo riprendo integrale, con tanto di titolo e di sommario, perché intelligente. Non solo: conta anche la testata. In tutta sincerità, mi procura un piacere enorme che il Manifesto si sia interessato al congresso: è la conferma che la cucina d’autore è una realtà e non un capriccio. Senza scordarmi che per certi colleghi, ma anche amministratori e politici, il fatto che io lavori al Giornale è un bollo di infamia, tanto da giudicarmi per questo, il classico vestito, le apparenze, e non per la sostanza delle cose che faccio.Una gastronomia a rischio di caricatura
Al Congresso italiano di cucina d’autore, l’appello degli chef di casa nostra che lamentano l’abbandono del settore da parte delle istituzioni. Nessuno chiede sovvenzioni statali ma neanche che si celebrino solo i palati degli spagnoli e dei francesi
Francesca Angeleri – Milano
Tra un boccone e l’altro, reale e virtuale, è passata la quarta edizione di Identità Golose, il «Congresso italiano di cucina d’autore» (realizzato da Paolo Marchi). Le sale di Palazzo Mezzanotte a piazza Affari hanno ospitato l’evento, a ricordarci che la cucina non è solo una questione di forchetta. Non sono sfuggite, infatti, neppure in questa sede, polemiche e problematiche di un paese che non esulano neppure dal mondo dei piaceri del palato. Sul palco si sono alternate ricette, da quelle di gusto più tradizionale a quelle più spettacolari e spettacolarizzate. Cucine di una volta e altre al limite del post moderno. Ma Identità è – e vuole essere – soprattutto un luogo di confronto per il mondo della gastronomia, per chi la fa, per chi ne gode, per chi la insegna.
E così, il secondo giorno, è iniziata a girare la notizia di una piccola rivoluzione. Si annunciava già bagarre. Serpeggiava un certo malcontento, un senso di abbandono da parte di chef, di produttori di vino, di artigiani della cucina. A lanciare il campanello d’allarme sono stati i fratelli Alajmo, Massimiliano e Raffaele, tra i rappresentanti più autorevoli della cucina italiana nel mondo. Le Calandre rientra infatti tra i cinquanta migliori ristoranti al mondo e è quello che ha ricevuto i punteggi più alti nelle guide. Dal palco della kermesse è stato distribuito, con un certo pathos tra i presenti, un appello, una sorta di manifesto di richiamo, se non di protesta, verso le istituzioni.
(continua…)
Alfredo Russo, un ristorante, il Dolce Stil Novo a Ciriè in provincia di Torino, 011.9211110, 



