domenica 23 settembre 2007

Ci sono cene che vorrei non finissero mai, soprattutto per avere il tempo per sedermi con il cuoco e parlare dei piatti proposti. In tal senso avrei fatto mattina ieri l’altro, nella notte tra venerdì e sabato, al Piazza Duomo di Alba, il regno di Enrico Crippa, 0173.366167, www.piazzaduomoalba.it.
Sull’intero menù avrò modo di tornarvi sopra, certo che è stata una sinfonia di sapori e di colori di rara eleganza e delicatezza, senza mai una nota stonata al punto che ho arricchito il percorso con tre assaggi di formaggio, una deviazione dopo il piccione e prima dei dessert, che altrove sarebbe facilmente risultata stonata.
Il quadro nella foto è l’interpretazione di Crippa del classicissimo merluzzo con il bagnetto verde, un merluzzo fresco salato (e poi dissalato) da Enrico accompagnato da due salse verdi, una a base erbette e bietoline e l’altra più classica, con uovo sodo, capperi, acciughe, la clorofilla del prezzemolo, e da una sorta di passato di olive nere. L’insieme è da incorniciare e appendere nella mia personalissima galleria di capolavori.
6 Commenti a “Alba: il merluzzo verde di Crippa”
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23 settembre 2007 alle 23:36
Di la verità! Non hai resistito ed hai voluto provare la cucina di Crippa (da 3 forchette)…
Scherzo neh??? Complimenti vivissimi allo Chef.
23 settembre 2007 alle 23:38
sì, e prima ho chiesto permesso a Giorgio e Gil Grigliatti
23 settembre 2007 alle 23:42
E’ impressionante l’evoluzione che sta avendo in così poco tempo (mi riferisco ai piatti che vedo)…
Pare un Vulcano, inarrestabile, da paura! Chapeau
23 settembre 2007 alle 23:45
con colori non facili, vividi, quasi elettrici come con piccione (un secondo) e foie gras (il secondo secondo), ricordano per certi versi il Dripping di Marchesi (non a caso Enrico…)
io sono rimasto incantato
23 settembre 2007 alle 23:47
Il “Maestro” ne ha creato qualcuno di mostro eh?
Bonne Nuit. Se vedum a Squisito.
24 settembre 2007 alle 11:01
Dalla mia recensione su forum GR del 25 Marzo 2007
“Enrico Crippa e uno dei pochi ancora in grado di stupirmi. Lucido, lineare, minimalista. Grande esteta, ricerca la perfezione nella presentazione dei piatti e nell’apparente semplicità delle forme, minimali, discrete, eleganti. Ogni piatto però racchiude un tocco di genio : un abbinamento, come nella granita di crescione e nocciola o nell’Uovo, Lapsang Souchong, Patata oppure una cottura, millimetrica, come il piccione allo spiedo e marmellata cruda di cavolo rosso (stupefacente!) o infine nello sviluppo della tecnica che tocca il suo apice con il Rosso Barbabietola, declinazione paradisiaca terroso-acido-dolce dell’ortaggio in questione; essiccata, a schiuma, a sfoglia, lavorata a brunoise e poi tritata. Fine, semplice ed ottimo il Coccardo, crema di cardo con sfoglie di cocco e tres gourmand i tagliolini di castagne e verza con salsa di foie gras. Buoni anche i gamberi topinambur e carciofi come il 100% latte, una piacevole variazione dolce-sapida sul tema a concludere il lauto pasto. Ottimo inizio con l’Insalata 21, così definitiva perché costituita da 21 elementi selezionati tra differenti tipi di fiori ed insalata, oggi nel mio piatto credo qualcuno in più !
Dalla mia ultima visita ho trovato una netta crescita, non un piatto sbagliato, nemmeno sottotono, alcuni decisamente stupefacenti. Se non sapessi del suo passato con il Divin Gualtiero avrei pensato ad un Generation Passard : Barbot, Colagreco, Le Bec e poi lui, il giovane folletto brianzolo, con l’impronta ed il tocco del vero talento. Bravo Enrico !”