agosto 2007


Nel forum del GVCI, il Gruppo virtuale cuochi italiani, si sta discutendo di mozzarella di bufala congelata, discorsi che ho ripreso nell’altro mio blog, www.marchidigola.it, allargandolo alla Carbonara fino a coinvolgere nella discussione Andrea Sacchi, cuoco in Oriente, che mi ha scritto chiedendomi quanto segue: “Secondo lei, stando sul tradizionale è più difendibile un prodotto che una preparazione? Voglio dire, un formaggio a pasta filata si fa così con questi
ingredienti e queste temperature e tutto quello che è noto e un Piatto che porta un nome e ha una ricetta sua definita nel tempo, per chiamarsi sempre così deve
seguire tutti i crismi o qui subentra la licenza creativa?
Non è polemica, mi creda, mi interessa solo capire a che punto scattano i meccanismi di protezione di una autenticità e quando no. E’ una domanda che si annida tra il mozza e i post sulla carbonara di Massimo Sola. Per rimanere in tema di mozzarella di bufala, se io ne frullo una freschissima portando il suo siero verso i sessanta gradi e incorporo olio e faccio una crema, la sparo in un sifone con due cariche e poi mollo la spuma in azoto liquido e la servo cosi con una gelatina calda d’acqua di pomodoro; quanto di quella bufala è rimasto, perché la possiamo ancora chiamare bufala? Ragionamento un po’ per una caprese o no? 
Mi rendo conto che questo è un argomento da affrontare davanti ad un
piatto non una tastiera, ma le distanze ce lo impediscono”.

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Tra Sacchi e il sottoscritto sì, ma tre giorni fa all’Osteria di Porta Cicca, in riva al Naviglio a Milano, Maria Sole Capodanno (vedere il post precedente) ha servito una Caprese agrodolce con Bufala, pomodorini confit e basilico, piatto che appare qui in foto. Chi ha ragione? Chi taglia a fette una mozzarella e un pomodoro, vi appoggia due o tre foglie di basilico e a tavola o chi strapazza e frulla la bufala in un minipimer, poi la passa in un settaccio fine, stando attentissimo a non lasciare grumi, per versare poi il tutto in un sifone con un po’ di colla di pesce e via con una sifonata gioiosa?
(continua…)

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Ho amato l’Osteria di Porta Cicca, al 51 di Ripa di Porta Ticinese a Milano, quando era il gioiello di Claudio Sadler, l’ho ignorata con la gestione a seguire, perché troppo banale, e torno a emozionarmi ora che è passata in nuove mani, quelle dell’architetto Antonio Caggiano e della cuoca Maria Sole Capodanno, una che se, con il cognome che porta, chiude tra il 31 dicembre e il 1° gennaio è da cartellino giallo.

Sono lì dal 6 giugno, aperti per ora solo la sera, hanno rifatto completamente gli interni, coccoli come pochi altri. Sono purtroppo prossimi alle vacanze, da sabato 11 a martedì 21 compresi, ma sono giorni che passeranno in fretta. Qui sotto il Gazpacho di gamberi (crudi) e guacamole (un sorbetto, come il pomodoro peperonato).Per Milano un nuovo indirizzo, da segnarsi. Maria Sole arriva da Nizza e da tutt’altre storie, anche se non lontane dalla ristorazione.

Meglio prenotare telefonando allo 02.8372763.

Un curiosità: il menù di apre con i Dolci, a seguire Primi Piatti, Antipasti, Secondi piatti e Formaggi. Niente male.

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